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    Caro lettore del blog di Enjoy, siamo tornati con la rubrica Energy Talk!

    Protagonista della prima intervista del 2023 è Susanna Di Vincenzo, CEO e Co-Founder di 17tons, una realtà italiana che promuove investimenti etici a tutela della natura avvalendosi dei più avanzati sistemi digitali.

    Daniele Bonfanti, Direttore Marketing di Enjoy Energy, ha discusso insieme alla nostra ospite del loro ambizioso progetto di riforestazione – a cui Enjoy partecipa con orgoglio (qui tutte le informazioni) – e delle prospettive per il futuro.

    [Daniele Bonfanti] Benvenuta, Susanna. Tutte le interviste della nostra rubrica Energy Talk si aprono con la stessa domanda personale: come sei finita a fare il lavoro che fai in 17tons?

    [Susanna Di Vincenzo] 17tons è una startup innovativa e società benefit che ho creato con i miei soci, con l’intenzione di fare qualcosa di concreto per lasciare un mondo migliore a mia figlia adolescente, e alle generazioni future. Se pensiamo che la civiltà industriale è stata alimentata da due processi di estrazione, quella di risorse che il pianeta ha creato in secoli, come i combustibili fossili, e l’estrazione di ricchezza finanziaria attraverso la massimizzazione dei profitti, non possiamo far finta di nulla! Questo tipo di percorso ci ha portato alla situazione attuale critica, fatta di una crisi climatica globale, guerre e conflitti, recessione, povertà, oltre a molte diseguaglianze sociali.

    I prossimi decenni devono essere dedicati alla rigenerazione, sia dell’economia che del pianeta, dedicati all’altruismo perché gli esseri umani, per sopravvivere su questo pianeta, devono pensare collettivamente.

    Per questo guido con entusiasmo 17tons, per attivare un business che porta reciprocità, per creare un ecosistema in cui tutti i partecipanti decidono di generare una nuova linfa vitale collettiva, perché una comunità esiste quando le conseguenze di un’attività comune sono giudicate buone da tutte le singole componenti che vi hanno preso parte e quando la realizzazione del bene è tale da stimolare il desiderio e l’impegno necessario per conservarlo.

    [DB] Ultimamente si fa un gran parlare di compensazione CO2… ma l’impressione è che sia un concetto un po’ abusato. Sei d’accordo?

    [SDV] Purtroppo, si, è per questo che è fondamentale puntare su progetti di qualità dove le attività di mitigazione ambientale sono dimostrabili. Molto spesso viene usato come slogan commerciale anche l’impatto zero, ma nulla di quello che l’uomo produce, fa, o usa, ha impatto nullo; anche quando l’uomo respira emette CO2 in atmosfera, tutte le attività umane nel suo complesso producono impatto ambientale.

    Quando mangiamo, ci spostiamo usando mezzi di trasporto, acquistiamo oggetti, usiamo la tecnologia creiamo impatti ambientali negativi, sfruttando il suolo e le risorse del pianeta, inquinando l’ambiente emettendo nell’atmosfera sostanze climalteranti. Questo significa che dobbiamo riflettere sulle conseguenze delle nostre scelte e pertanto dobbiamo imparare a vivere responsabilmente.

    Nell’indagine effettuata da Bloomberg Green ad ottobre 2021, i dati pubblici dell’ultimo decennio, su oltre 215.000 transazioni di compensazione di carbonio, almeno il 47% delle compensazioni acquistate non disponevano di informazioni sufficienti per attribuirle ad un acquirente. Non c’è trasparenza sui progetti di compensazione e su ciò che gli acquirenti pagano.

    Per questo il nostro mantra è: bisogna dare la prova del valore che i progetti di compensazione producono, altrimenti si cade nel green washing e oltre a fare male all’ambiente si fa male anche alle aziende serie.

    [DB] Cosa distingue 17tons da questo approccio modaiolo? E com’è nato questo progetto, quantomeno insolito in un Paese come l’Italia?

    [SDV] 17tons è nata per misurare il respiro degli alberi, il nostro scopo è mostrare i frutti apparentemente intangibili che generano una volta che sono stati messi a dimora; e per fare questo, essendo noi soci professionisti con competenze in ambito tecnologico, abbiamo pensato che fosse necessario avere strumenti di misura e custodia adeguati a poterlo fare.

    L’internet delle cose (IOT) ci aiuta a misurare quanto cresce l’albero, quanto cambia il suolo e l’aria attorno, in prospettiva quante api arrivano in primavera; questo ci consente di avere dati in tempo reale che alimentano la nostra piattaforma che impara da quello che avviene nei boschi dei nostri clienti. Incrociamo questi dati con quelli provenienti dai satelliti per dare un’identità digitale agli alberi, in modo che i nostri clienti ne abbiano evidenza. Forniamo il calcolo del sequestro di CO2 che è uno dei primi servizi ecosistemici che la natura ci offre restituendoci l’ossigeno, ma in futuro, per valutare la biodiversità nella sua complessità, forniremo anche altri parametri legati al suolo, alla cross-pollinazione etc…

    L’ultima tecnologia che usiamo è la blockchain che ci consente di registrare pubblicamente e rendere i nostri dati immutabili. L’Italia è un paese meraviglioso dove ci sono persone, tecnologi e scienziati, che da anni si occupano di questi temi; il nostro progetto si inserisce proprio in questo tessuto fecondo, anche se ancora di nicchia. Gli italiani fanno bene all’Italia quando creano, e fanno male all’Italia quando non sono in grado di fare sistema. Noi siamo andati oltre questa visione e abbiamo deciso di creare un ecosistema imparando dalla natura. La cooperazione con altre realtà, profit e no profit, alimenta quotidianamente le nostre attività e siamo in tanti a credere che questa è l’unica via per creare futuro per le aziende e fare business sano.

    [DB] Chi sono i tuoi compagni d’avventura e come vi siete assemblati?

    [SDV] Sono buoni amici e professionisti seri con decenni di attività lavorativa alle spalle. La pandemia e Giuseppe Gagliano, l’ideatore di 17tons, ci hanno unito intorno ad un tavolo virtuale; lui conosceva singolarmente ognuno di noi, noi invece no. Giuseppe ci ha raccontato la sua idea e tutti insieme l’abbiamo trasformata in realtà. Viviamo tutti in città diverse (Torino, Roma, Palermo) e siamo un’azienda distribuita, senza confini.

    Siamo donne e uomini che sanno che l’essere umano deve evolvere per non distruggere questo meraviglioso pianeta che abbiamo la fortuna di abitare ed ogni giorno ci impegniamo affinché questo diventi realtà.

    [DB] Ma senti… cosa significa “17tons”?

    [SDV] Dietro al nostro nome c’è parte della nostra storia!

    Mentre lavoravamo per trasformare la nostra idea in un progetto concreto, ci siamo interrogati a lungo sugli impatti generati dall’uomo sul pianeta e su cosa potevamo fare per mitigarlo. Per questo ci siamo calcolati l’impronta carbonica ovvero abbiamo calcolato la quantità totale dei gas ad effetto serra prodotti dalle nostre vite, alcuni di noi vivono in città, altri in campagna e abbiamo scoperto che mediamente immettiamo circa 8,5 tonnellate l’anno di anidride carbonica nell’atmosfera. Per questo ci siamo posti l’obiettivo di rimuovere, se possibile non immettere e compensare almeno il doppio, 17 tonnellate a persona ogni anno. E il nostro scopo è diventato il nostro nome!

    [DB] Avete scelto di puntare sulla Paulownia, una pianta dalle caratteristiche eccezionali che la rendono senz’altro unica ed efficace per lo scopo. Di sicuro però avrete ricevuto critiche perché non è proprio delle nostre parti ed è pure infestante…

    [SDV] La Paulownia è una pianta eccezionale, per cominciare è una pianta pioniera, ovvero una pianta nata con il pianeta, inoltre ha la crescita più rapida al mondo e questo significa che sequestra con la fotosintesi quantitativi di CO2 più di altri alberi. La concentrazione di carbonio nell’atmosfera aumenta ogni anno, ora siamo arrivati a 420 ppm e questa urgenza ci ha fatto scegliere questo albero, anche se non è l’unico che piantiamo.

    La collaborazione con Paulownia 4Planet ci garantisce di operare con un gruppo di esperti agronomi; le piantine sono prodotte in Italia in modo naturale grazie alla micropropagazione, tecnica che permette di generare piante dal materiale vegetativo di un esemplare sano. Si ottengono così piante non invasive, e pertanto non infestanti, limitando l’impatto sulla biodiversità.

    [DB] Avete deciso di appoggiarvi alla blockchain a supporto dei dati raccolti dalla vostra tecnologia, in modo da fornire dati immutabili. È l’unica ragione?

    [SDV] Uno dei nostri obiettivi è costruire una DAO (Organizzazione Autonoma Decentralizzata), un registro pubblico distribuito delle messe a dimora degli alberi del mondo, un ambiente di collaborazione aperto.

    Una DAO non è solo tecnologia, ma un paradigma a supporto di organizzazioni che possono cooperare per mezzo di un disciplinare, di regole definite e implementate negli smart contract, senza la necessità di un ente centrale. Il nostro sogno è che chiunque nel mondo fisico o virtuale abbia voglia di mettere a dimora alberi e di raccogliere le informazioni di progetti di forestazione o afforestazione con lo stesso rigore tecnologico e scientifico, sia libero di farlo e di farlo alimentando l’organizzazione decentralizzata.

    [DB] La blockchain però non ha forse un lato oscuro perché assai energivora? Su che protocollo lavorate?

    [SDV] Le blockchain sono di base dei registri le cui transazioni sono registrate in libri mastri come blocchi. Per aggiungere nuove transazioni vengono periodicamente generati nuovi blocchi. Per proteggere le reti, le blockchain che utilizzano Proof-of-Work si affidano ai miner, mentre le blockchain che utilizzano Proof-of-Stake si affidano ai validatori.

    Noi di 17tons abbiamo scelto di lavorare dall’inizio con il “protocollo” Proof of Stake (PoS) proprio per limitare l’impatto energetico e il consumo di hardware. Oggi anche Ethereum dopo la migrazione del 2022 dall’utilizzo di Proof of Work ha adottato P.o.S. riducendo del 99,5% l’utilizzo di energia passando da 84.000Wh per transazione a 35Wh. Potremmo usare come termine di paragone, la pubblicazione online di Google dove dichiara che l’utilizzo del suo motore di ricerca per utente è pari a 2.260Wh. D’altra parte, il Proof of Work aveva proprio come scopo il “work”, elaborazione complessa con enorme utilizzo di energia, che rappresenta il nucleo su cui si basa l’algoritmo di “mining” per la transazione dei blocchi. Nel Proof of Stake non esiste questo algoritmo dei “miners” perché è basato su un altro principio, quello dei “validators” che non consumano risorse energetiche proprie, ma mettono in una condizione di “staking” il blocco per compiere l’operazione di validazione.

    Le informazioni che noi di 17tons pubblichiamo in blockchain sono all’interno di Non Fungible Token (NFT) e rappresentano gli “asset” naturali (alberi, terreni) e le tecnologie che li monitorano.

    [DB] Che tipo di terreni scegliete per la piantumazione degli alberi? Mi raccontavi che in alcuni casi si tratta di terreni ex allevamento intensivo (una delle cose che più mi ha reso simpatico il progetto 17tons).

    [SDV] Cerchiamo sempre terreni che devono essere rigenerati e li cerchiamo in Italia. Il caso che citavi tu ne è un caso emblematico: un allevamento intensivo di animali trasformato in Santuario di animali liberi, con un suolo desertificato e roccioso che è diventato una piccola oasi di biodiversità! Il bosco lo abbiamo dovuto recintare per non farlo mangiare dalle capre, abbiamo ribaltato il concetto stesso di libertà. Il bosco recintato ed intorno gli animali liberi!

    Ma stiamo portando avanti delle collaborazioni anche con le Regioni, vorremmo piantare molti boschi urbani e periurbani affinché i cittadini traggano tutti i benefici e sappiano quanta anidride carbonica catturano i loro alberi.

    [DB] Durante la nostra prima chiacchierata parlammo anche di permacultura. Ci racconti che tipo di tecniche di coltivazione vengono utilizzate per le vostre piante?

    [SDV] La permacultura è un metodo di coltivazione che impara direttamente dalla natura, si mettono in pratica principi e strategie ecologiche che consentono di realizzare progetti agricoli simili agli ecosistemi naturali, ovvero in grado di mantenersi autonomamente e di rinnovarsi con un basso impiego di energia. Usiamo queste tecniche con il supporto e la supervisione del nostro Ecosistema Tecnico Scientifico composto da professori universitari, ricercatori, agronomi, ecologisti. Le piante sono principalmente cooperative, e noi esseri umani dovremmo imparare da loro!

    [DB] Quali sono le principali difficoltà e ostacoli che state incontrando? Ci sono difficoltà burocratiche come spesso accade in Italia?

    [SDV] Più che le difficoltà burocratiche del nostro paese, mi preoccupano le aziende che ancora non hanno iniziato un percorso verso la sostenibilità introducendo azioni di mitigazione degli impatti ambientali. Tutte le imprese dovrebbero impegnarsi come voi, in progetti seri di riduzione e compensazione di CO2. È responsabilità di tutti fare, come dicevo prima siamo nell’era dell’altruismo, non possiamo guardare più solamente il nostro piccolo giardino. La pandemia da Covid e la guerra in Ucraina ce lo hanno mostrato, siamo tutti connessi e tutti abitiamo in un unico pianeta i cui confini di colpo ci sono sembrati piccolissimi.

    [DB] Quanti alberi avete piantato fino a oggi, e quanti ne pianterete nei prossimi anni?

    [SDV] Considera che abbiamo iniziato la nostra attività commerciale nel primo trimestre del 2022 e questo ci ha portato a piantare 820 alberi nel Lazio, ma i nostri piani sono molto ambiziosi! Oltre a piantare i vostri 1.400 alberi sempre sul territorio italiano, contiamo di mettere a dimora 26.000 alberi nel 2023, 100.000 nel 2024, 280.000 nel 2025 e oltre 700.000 nel 2026. Per raggiungere gli obiettivi imposti dall’agenda delle Nazioni Unite del 2030 non abbiamo altre possibilità!

    [DB] Una delle ragioni per cui noi di Enjoy abbiamo deciso di creare un bosco è che piantare alberi costituisce la base di un circolo virtuoso ecologico che va ben oltre il solo sequestro CO2 (senz’altro importante). Che ne pensi?

    [SDV] Condividiamo questa visione, piantare alberi fa accadere molte cose veramente meravigliose: oltre a risolvere un’ampia gamma di questioni legate al clima, come la riduzione del rischio di disastri ambientali, la mitigazione dei cambiamenti climatici, il ripristino e la protezione della biodiversità e degli ecosistemi; abbassa le temperature soprattutto in estate, pulisce l’aria da polveri sottili nocive e stabilizza il suolo.

    Inoltre, aiuta l’economia, non a caso nel IV Rapporto sullo Stato di Salute del Capitale Naturale in Italia si parla di Restoration Economy legata alla Restoration Ecology. Investire nella riqualificazione ecologica su vasta scala attraverso conservazione, recupero e ripristino del capitale naturale permette di realizzare benefici ambientali durevoli e rendimenti agli investitori privati interessanti, aumenta inoltre anche i livelli occupazionali rispetto ad altri settori considerati tradizionali.

    [DB] Cosa ne pensi del meccanismo dei Crediti di Carbonio, in generale? È soltanto un business oppure ha senso?

    [SDV] I crediti di carbonio nel mercato volontario sono una grande opportunità per alimentare l’ecosistema economico ed ecologico della nostra società, aiutano anche ad aumentare la consapevolezza che i nostri passi su questa terra non sono lievi e che, ovunque e comunque, noi umani impattiamo.

    Certo non possono essere la panacea di tutti i mali!

    Le aziende virtuose devono seguire un percorso ben più articolato del semplice acquisto di crediti, passando per un’analisi degli impatti che vede l’efficientamento e la riduzione, prima della compensazione. E questo approccio deve partire dal Management Team, dai CdA, dalle proprietà delle aziende perché la sostenibilità ed i parametri ESG, in senso più ampio, devono fare parte della strategia di una azienda affinché sia attrattiva per i suoi clienti, per i suoi dipendenti e per le banche che la sovvenzionano.

    [DB] Ultima domanda: come siamo messi rispetto all’Agenda 2030?

    [SDV] C’è molto da fare e non si può perdere tempo. È ora di agire! Adesso.

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